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Sul sedile posteriore della moto
Sul sedile posteriore della moto la strada è spesso una noia, la testa col casco ti pesa e tende a cadere da parte.
Erano tre ore che si filava sulle autostrade tedesche e M. non voleva fermarsi
- Più strada facciamo e meglio sarà -
- Guarda che ho il culo a pezzi. Mi voglio fermare -
La storia andava avanti da due o tre giorni, la mia insofferenza montava. M. era il proprietario della moto e questo lo faceva sentire l’unto dal signore, padrone delle autostrade e dei culi altrui. Conoscevo M. da quando ci erano spuntati i primi peli, stesso banco a scuola, stesso desiderio di vita, M.era un bravo ragazzo, ma una cosa lo contraddistingueva, il suo cuore era una pietra, in senso buono, se riesco a farmi capire.
Dopo molto ancora la moto deviò verso una stazione di servizio. Non dissi una parola, con i movimenti lenti e studiati di un tardo adolescente che vuol farsi notare per la supposta grandezza del gesto, slegai la mia borsa , scagliai il casco in un fosso e mi allontanai verso le pompe di benzina.
- Ci vediamo in Italia -
- Ma dove cazzo vai ? -
M. era stupito, ma a causa della conformazione geologica del suo cuore, non più di tanto. Stampò sulle labbra il suo famoso mezzo sorriso e diede di polso al gas.
Sentii alle spalle l’Honda che sgommava ed M. gridare qualcosa. Non gli risposi nemmeno.
Credo di non essermi mai più sentito libero come in quel momento, non c’entrava la lontananza da casa, i rapporti con M. che si erano incarogniti e per il momento spezzati, in realtà tutto era semplice, ero giovane, solo e nel viaggio.
Adesso che sono passati molti anni comprendo con invidia la grandeur montante in quel ragazzo, i particolari che lo vestivano ed esaltavano per così poco, l’incredibile sapore di quelle sigarette con l’Europa ai piedi, l’immagine fascinante che già nell’anima si formava della possibilità che nessuno gli desse un passaggio e che lui vagasse affamato per i boschi del mondo e per sempre perché sempre avrebbe avuto vent’anni e occhi che innamoravano. Quanti gesti, quante frasi, piccole, microscopiche ed enormi, quante volte per essi il cuore si è gonfiato a dismisura ed oggi tale risposta mi sembrerebbe inadeguata in eccesso, eppure la bramo, la voglio e non l’avrò. Oggi per consolarmi mi dico che il segreto del cuore è crescere di pari passo con gli anni, cambiare inavvertito un giorno alla volta, senza poter così confrontare il venir meno dello stupore, il sottile stordirsi di lato, con noncuranza e breve colpo di tacco. Pure frammezzo a questi piccoli scarti si aprono a volte luoghi di risacca dove l’onda riporta un eco, e l’onda la guida una birra di troppo o una donna che ride o il ricordo del famoso mezzo sorriso. E’ forse per questo che scriviamo?
Questo articolo è stato pubblicato in racconti brevi ed etichettato con bildungsroman. Includi tra i preferiti il permalink.
come funzioni maledetto commento?