Leggo pochissimo gli autori italiani. È un dato di fatto. Ho provato a spiegarmelo, ma non ho mai trovato una ragione del tutto convincente. Casomai dei forse.
1 – Non ci sono grandi autori. Almeno tra quelli coi quali è possibile venire a contatto. Quelli che riescono ad arrivare sul front degli scaffali.
2 – Il nostro è un paese stagnante. Le idee non circolano o si appiattiscono. Io non ci credo. Trovo più plausibile che le case editrici, almeno quelle con una distribuzione credibile siano stagnanti, stereotipate nelle scelte e prevaricanti nelle proposte.
3 – Non si dà un libro che non contenga un precario, un pedofilo, un’anoressica e/o un immigrato (vedi al punto 2). Ma le trappole sono ormai vuote, il formaggio è mutato. L’attualità s’è fatta stereotipo dilagante
4 – il postmoderno è alla frutta, ma è ancora impantanato nelle scorie ultra-veriste e pulp e c’è persino paura, anzi mancanza di coraggio, nel proporre e nell’assaggiare qualcosa di diverso o di antico.
5 – la letteratura è ostaggio di modaioli coltissimi e cialtroni che a forza di sproloquiare sentenze si parlano addosso e hanno perso contatto con la bellezza ( del dolore, della gioia, dei paesaggi interiori e non) ormai estranea al trendysmo intellettuale dei loro mondi
6 – anche loro devono vivere, lo dico in uno slancio di pietas
7 - scambiare la letteratura con merce vendibile sta ottenendo l’effetto di non farla più vendere
Detto ciò, non tutto è da buttare, anzi, cose buonissime spiaggiano ogni tanto. Sulle coste della Sardegna s’è incagliato un libro di valore Mia figlia follia di Savina Dolores Massa. Una novel breve che si legge d’un fiato, pur essendo la storia tutt’altro che di facile digeribilità. Follia, miseria, degrado, sogno, religione, antropologia, riscatto vengono coniugati con grande capacità di scrittura, che non dà mai l’impressione di piacersi allo specchio, anzi, si lacera e soffre alla ricerca di una voce personale. Ricerca del tutto riuscita e gratiadeo non si avverte minimamente la fatica del farlo. La prima cosa che mi viene alla mente è una sorta di realismo magico in salsa sarda, da cui la pula delle ridondanze è abilmente eliminata. Un realismo magico asciutto, sghembo il giusto, capace di sferzare il sentire di chi legge. A questo scritto si adatta perfettamente ciò che mi disse un grande poeta, attualmente misconosciuto, Catamor : ….importa solo in parte ciò che dici: tu dài l’abbrivio, il resto è visione, sogno, penetrazione da parte di chi legge…e sì, fai da apripista o punteruolo…Anche per considerazioni insensate…
Naturalmente ciò vale se si hanno cose interessanti da dire e la grande, rara, capacità di farlo.
p.s. questo post è pubblicato anche su Splinder
sorpresa di trovarti anche qui,
piacevolmente sorpresa.
cb